Di bell’aspetto, un po’ goffo ma piacente nella stravaganza dei movimenti. Un Don Giovanni moderno con una grande testa piantata su un corpo un po’ esile. Barba biondina intricata, lasciata crescere secondo natura. Impermeabile giallo che strizza la sottile vita da donna. Enorme e buffo neo sul pollice sinistro, marchio naturale della sua seducente buffoneria e in ultimo due anelli pacchiani ai diti. Voce roca, profonda e calda che richiama quella di Fabrizio De Andrè.
È l’immagine del poeta cantore dallo stile raffinato che ricorda il borghese in decadenza. È il look dell’affascinante Lorenzo Kruger, voce dei Nobraino.
Nei loro testi, ritmi circensi e incalzanti, che a volte richiamano perfino la spettacolarità di Capossela (Domenical cliché per esempio ricorda Al veglione di Vinicio) accompagnano buffi racconti. Storie semplici e strane per esempio su una giacca alla moda rubata all’amico (La giacca di Ernesto) solo per “gustarsi l’effetto che fa”. È un ritmo fresco da spocchia che celebra il trionfo dei superuomini in “Piena gioventù”. Una gioventù nana e calva che fa la differenza, non parla di calcio, non lavora ma che sa far bene l’amore e prepara degli ottimi caffè. Gioventù un po’ retrò ma che sa far impazzire le donne.
Non mancano, in perfetto stile alla De Andrè, canzoni “paesane” farcite di riferimenti sessuali che celebrano la propria terra d’origine, onorata da volgarità e fischi da pecoraio, espressione sincera e schietta del profondo affetto per il luogo natio. È il caso di Bella polkona che è un apprezzamento alla Romagna, terra degli stessi nobraino. “Romagna bella ti voglio bene, sei la mia troia sei la mia famiglia”. Ridotta ad una puttana, ma anche ad una famiglia affettuosa, la Romagna diventa un luogo da cui è difficile allontanarsi.
Da ritmi freschi e gioviali si passa a ritmi melodici e profondi che narrano di storie drammatiche. Anche la musica dei Nobraino sa essere seria e impegnata. In Troppo romantica per esempio una donna si suicida per amore, “pensando fosse più bello morire come cent’anni fa”. La voce profonda e virile di Kruger, insieme alla potenza della musica, sgorga come un fiume in piena in un sensuale ed emozionante ritmo cantilenante. Un dolce tormento che descrive il pentimento per colei che si uccise “mettendomi in cuore la colpa di chi ha buttato via ciò che rubò”. È una canzone che lascia un groppo in gola ma che suscita piacere sensuale e perché no “fisico”, soprattutto nel ritornello che ci fa scivolare nella passione di una fatale notte d’amore che ingenuamente illuse. L’adrenalina in Troppo romantica scende in picchiata e va consumandosi nel ritornello con lo scorrere delle roche parole accompagnate dai forti colpi di batteria.
Di debolezza della carne, di gonne sollevate dal vento e di sesso sul pavimento i Nobraino invece narrano in Tradimentunz, prima traccia dell’ultimo album Disco d’oro. Si parla di tradimento e con spettacolare schiettezza “lo prova inconfutabilmente chi la storia sta a cantar”. È proprio chi canta a essere la testimoninza del misfatto stesso. Con molta naturalezza e praticità il protagonista narra dell’incontro fra sua madre e l’amante che dopo una serie di sguardi eloquenti e sorrisi insoliti si conclude squallidamente dentro il bagno di un bar. L’uomo, in un caldo giorno d’estate, facendo finta di leggere un giornale “tra un rigore ed una rissa in parlamento si distraeva sulle gambe compiacenti di mammà”. Ma “non scomodiamo la parola sentimento” per descrivere il senso del peccaminoso incontro “però attrazione vera e propria quella sì si può chiamare”. Le strofe si concludono con un ritornello in un roco “lalalalala…” accompagnato da un coro che sta a sugellare la fatalità dell’accaduto.
Passando per lo scandalo del tradimento, si approda all’amore, anche questo esplorato dai nobraino in Film muto (decima canzone del Disco d’oro) che riesce a parlare attraverso le immagini del buio nella sala di incisione e il video delle mani. In un gioco sensuale, due coppie di mani dorate (il colore riprende il titolo del disco) eseguono un esercizio amoroso fatto di gesti allusivi. Accarezzandosi e districandosi, le mani lucide riproducono il rapporto amoroso a cui allude il testo stesso. È quella che si può definire a tutti gli effetti “canzone d’amore”. Il testo è intriso di romanticismo che per poco non stanca. È un sottile gioco d’equilibrio fra il sentimento genuino e il patetico a cui però non vi è mai approdo, perchè le parole rimangono nei limiti di una descrizione visiva che evoca immagini leggere e mai forzate dal concetto stesso di amore. Le parole sono pervase da una sorta di leggerezza estranea alle convenzioni linguistiche che l’idea d’amore evoca. Il ritornello è l’immagine stessa di questo complesso gioco d’equilibrio: “E continuan le nuvole a giocare col vento disegnando di bianco il fondo piatto del cielo”.

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