Sulla ”vittima” di chiunque
Non c’è niente di peggio della figura della ”vittima”. Nietzsche lo sapeva bene. La vittima si nutre non degli altri ma di se stessa. È questo che la rende così famelica e inquietante, così vittima. Ma lasciamo perdere per una volta ”il cristiano”, non materializziamo il concetto (sarebbe una frequente scusa per estraniarlo da noi). La vittima non è una religione, un uomo, degli uomini; la vittima è l’uomo. E che tipo di uomo? Naturalmente il più sofferente. Solo chi soffre o chi vuol soffrire può essere vittima. Ecco perchè tutti più o meno lo siamo. E se proprio si vuol chiamare ”religione” la vittima allora si deve chiamare religione anche la ”non religione”. Anche colui che non crede spesso è religioso. Esiste infatti la vittima che si spaccia per non religiosa e forse è una delle peggiori. Essa non si riconosce facilmente proprio perchè non porta il marchio e non ha nome. Si veste spesso di sapienza, di logos, tutte balle.
Si nutre del proprio sapere che è motivo della sua sofferenza.
E come tutte le vittime sa di esserlo e piange di se stessa: ecco la sua forza!

Per definizione, vittima è chi subisce una sopraffazione, un atto contro la propria volontà…vogliamo parlare della nascita?
Compimenti Ambra