De Il gigante e il mago

Non si tratta di una testimonianza psicologica o per lo meno non vorrei intenderla così. Non è “minchiologia dello sviluppo” (un po’ minchiona è). È la breve storia di una ragazza e dei suoi indimenticabili giorni passati nella sua cameretta da sola eppure mai sola.

Ultimo anno di liceo finalmente. Tesi da preparare. Si dà da fare leggendo dei libri che l’affascinano molto. Tensione a mille e forte perdita di peso. L’esame è vicino. Ormai è fatta, si è già fuori diplomati con un buon voto. Dopo è tutto divertimento e progetti!

Ultime v.c., le più belle. Lei si butta (impara finalmente il tuffo a pesce) nella recitazione e nel canto. Si scherza, si gioca e si piange alla fine. Poi è pronta per un’altra sfida. Parte per una settimana. Palline, diablo, nasi rossi e sì è già in un’altra dimensione. Si immerge completamente (si scorda di casa) in quel mondo incantato e capisce che ben poco è impossibile.  Ritorna come nuova: ha imparato l’arte di essere “stupidi”. Ormai crede di poter fare qualsiasi cosa, basta volerlo. L’università è vicina.  Decide di prendere una casa in affitto e segue le lezioni. Vi abiterà  per meno di due settimane.

La prima settimana è molto faticosa ma appagante. È molto positiva verso ciò che l’aspetta e fa le ore piccole la sera con gli amici.

La seconda settimana inizia l’inferno: piange a letto, passa notti insonni, cercando di controllare il suo respiro; ha paura di morire.  Non riesce più a seguire le lezioni e scappa spesso verso casa stordita dalla fame e dal sonno. Per strada le tremano le gambe e, per paura di svenire, aumenta il passo. Prova a tranquilizzarsi, ascoltando musica e piangendo a dirotto. Inizia a scrivere ciò che prova in dei fogli, datandoli. Non riesce più a sopportare le sue giornate. Cerca qualsiasi modo per scappare e tornare a casa. Una mattina decide di mettere tutto in valigia per andarsene. Riesce a farlo: si fa portare a casa.

Sembra felice.

È al riparo e crede che ormai il peggio sia passato. Non è così. La notte  è tormentata da visi che la inquietano. Al mattino non riesce a svegliarsi; quando lo fa, passa tutto il giorno a fissare il nulla. I suoi sono ormai stanchi di vederla così. Ogni giorno provano a parlarle e a chiederle di sforzarsi di ricordare cosa sia mai potuto succedere. Ma lei coi suoi occhi smarriti continua a dire: “niente”. Non esprime nulla: “vedo solo un viso che si contorce”, qualcuno le dice.

Adesso è a casa, ha avuto quello che voleva.

Passa tutto il tempo lì, non esiste nient’altro che la sua casa e chi ci abita. Non riesce a stare sola neanche lì e, quando accade, si dispera ed è impaurita; chiama di continuo i suoi. Non risponde al cellulare e nemmeno al telefono. Non esce. Sua madre la costringe e contatta i suoi amici: ormai ha in mano la sua vita.

Ma lei non è sola. Nella sua stanza fissa il gigante che le è amico e la consola sempre. Con lui gioisce e soffre. A volte lo abbraccia ed altre lo picchia quasi; ma poi spunta sempre il mago che aggiusta tutto, facendola addormentare subito dopo un’ora. Stanno bene insieme. Quando lei si sdraia sul suo letto e prova a chiudere gli occhi, vede il mago che con uno schiocco di dita le mostra magicamente i suoi amici. Parlano, scherzano e ridono.

Si guarda allo specchio per ore, persa nell’incanto di se stessa e del mago che, nei suoi innumerevoli numeri di magia, produce una splendida luce. Non vuole proprio smettere di fissarla al punto che si scorda di parlare e di lavarsi. Non ricorda più come ci si veste e crede di puzzare maledettamente per poter stare con gli altri. Ma al gigante e al mago non importa quale sia il suo odore o se abbia i capelli arruffati; loro ci sono sempre e le fanno compagnia. Sono dei veri amici, gli unici.

Si ritrova nel paradiso dei calzini puzzolenti che non vengono mai cambiati e dove neanche il Napisan ci può.

Si convince di non stare molto bene e di avere dei danni al cervello a causa del troppo tempo trascorso immobile a pensare al nulla. Iniziano i suoi giorni da “malata”. Non riesce ad uscire di casa per far la spesa o prendere la sorella a scuola. Per un po’ teme di non essere nemmeno in grado  di guidare.

Ma è impossibile pensare al nulla, infatti, quando sembra non pensare a niente, in realtà si ritrova coi suoi due amici che la portano in mondi sconfinati. Il suo sguardo rivela il fatto di essere intrappolata in un incanto di riccioli e squame. Il suo nulla è il suo tutto. Si guarda e vede loro.

Si crede folle e crede che anche gli altri lo pensino. Non lo è affatto, è solo indaffarata con loro, il gigante e il mago che non la lasciano mai da sola.

A casa la trattano come una bambina, ricoprondola di attenzioni. Lei ne gode ma subito dopo si dispera.

Pensa al passato; la sua vita è un continuo passato.

Un giorno il gigante la chiamò e le disse di seguirlo in un posto lontano e bello. Le prese la mano, le fece aprire la bocca e… tutto giù in un mare di bolle bianche e ovali. Subito si sentì dall’altra parte, quella di Spessotto.

Nel suo sogno da zombie, corse dal prete per l’ultima messa che però non le fu concessa.


~ di ambraromano su maggio 4, 2011.

10 Risposte to “De Il gigante e il mago”

  1. Il mago che fine ha fatto? :-D

  2. Anche per me i primi mesi di università sono stati traumatici, mi costringevo ad andare a lezione e piangevo per strada. Spero che adesso vada meglio :)

  3. Credo sia solo paura dell’ignoto, di ciò che ti aspetta, di crescere, di assumerti molte più responsabilità su te stessa e sulla tua vita più di quante non te ne assumessi al liceo…è normale…ma non nasconderti nel “nulla/(che per te è)tutto”, devi invece vivere questa fase con tranquillità, affrontare le tue paure e solo così ti renderai conto che sono assolutamente futili. Bisogna cercare le persone giuste con cui convivere, studiare, chiacchierare, uscire, lamentarsi dell’uni…la serenità si trova soprattutto con i buoni rapporti, con gli altri e con le cose da cui siamo circondati, poi con noi stessi. CERCA, CERCA!!

  4. Wow bella favola…..d’ispirazione! credo anche di conoscere le vicende narrate. ottima narrazione. ottimo pensiero. ottima emozione!

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