Commenti su Stirner

«Gli ortodossi rigorosi o vecchi credenti sono ben diversi dai sostenitori “della verità, dei lumi e del diritto” (…). E tuttavia questa differenza non tocca proprio niente di essenziale. Se attacchiamo singole verità tradizionali (per esempio i miracoli, il potere illimitato dei principi,ecc.), gli illuminati si schierano con noi e solo i vecchi credenti strillano. Ma se attacchiamo la verità stessa, ci avverseranno gli uni e gli altri, perché gli uni e gli altri sono credenti.» (M. Stirner, L’unico e la sua proprietà)

Se mettiamo in dubbio le singole realtà, saranno esse stesse a lamentarsi perché chiamate in causa, ma se stravolgiamo la verità stessa, ci verranno tutti contro perché tutti sono credenti.

Essere credenti, come intende Stirner, non vuol dire aderire ad una qualche religione ma ha un senso che va oltre. Significa restare incastrati nella sacralità delle nostre idee che ormai fra gli uomini moderni hanno acquisito sussistenza più di noi stessi. Credenti infatti sono sia gli ortodossi rigorosi che gli illuminati. Gli uni credono nella religione, gli altri nella ragione; ma è pur sempre un credere. Proprio per questo la differenza fra sostenitori di idee opposte non è essenziale, non ha essenza dunque. Due realtà così differenti ritrovano la loro somiglianza dalla prospettiva dell’unicità.

La spietata critica di Stirner che, a parer di alcuni, è molto più scandalosa di quella nietzscheiana, colpisce tutto e tutti: non risparmia cristiani, atei e critici (anche la critica è intrappolata in se stessa). Sembrerebbe addirittura vacua proprio perché assoluta. Stirner è molto chiaro nel voler focalizzare la sua attenzione e il suo dissenso verso il sacro. Ciò che ci viene imposto ci è estraneo e diventa sacro. Nei confronti del sacro proviamo timore, «sacro timore». Il paradosso è che viviamo di cose che non ci appartengono, dunque sacre, che imponiamo agli altri e che ci vengono imposte. Proprio dal sacro deriva quel brivido che sente sia il cristiano che l’ateo quando si mette in dubbio la «verità stessa». L’ateo è convinto di aver fatto scacco al cristiano, mostrando con zelo la sua libertà di non credere. Ma non si accorge, nel momento stesso in cui nega la religione cristiana, di starne proclamando un’altra, quella della libertà, della morale.

«La fede morale è non meno fanatica della fede religiosa.»

Quello spirito di condanna religiosa si ritrova anche nella «fede morale» che si afferma in modo universale fra gli uomini. Gli uni sono i paladini della «santità di Dio», gli altri della «santità del Bene». 

Stirner  condanna lubiquità del sacro che condiziona l’agire umano e più in generale tutta la storia. Incentra la sua critica su quel sacro atteggiamento che è tipico dell’uomo quando soppianta un ordine politico o religioso per affermarne un altro. Nel fare ciò, si sostituisce un ordine con un altro che è pur sempre ordine; si annienta la sacralità del primo per imporre quella del secondo. Non per nulla la storia è un continuo stravolgimento di credenze che porta ad affermarne altre. Il risultato è che si crea e si distrugge senza mai poter fare a meno del sacro. Ne segue che ogni rivoluzione nella storia non è mai stata una rivoluzione vera e propria, perché intrisa di sacro

~ di ambraromano su settembre 30, 2011.

4 Risposte to “Commenti su Stirner”

  1. Il problema dell’Unico è stato da sempre il mio problema. Distruggere tutto e aggrapparsi alla propria unicità, certo; ma come? E non si corre il rischio che si consideri sacra anche questa?

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